Riciclare in Svizzera: come, dove e soprattutto chi ricicla?

Può l’immondizia dirci qualcosa sulla cultura? Riflettere su quanto si ricicla, ma anche cosa e come, possono fornirci una sorta di snapshot sui costumi e benessere locali?

Quando, fresca dell’arrivo in Svizzera, ho messo una pila ordinata di carta, giornali e riviste vecchie fuori dal cancello del mio condominio due notti prima del giorno del ritiro da parte dell’impresa di riciclaggio, al mio campanello si sono presentate le autorità comunali. A loro non importava che fossi novella in Svizzera; che non sapessi che il materiale cartaceo da riciclare andasse messo in strada la notte prima del suo ritiro; che ingenuamente ignorassi la multa di diversi franchi (fino a 1000 franchi) per chiunque riempia le strade con rifiuti (organici o cartacei che sia) ventiquattro ore prima del passaggio dei netturbini. Io non mi ero adeguatamente informata sulle regolamentazioni di riciclaggio. Fui richiamata all’ordine. Forse fui multata, non ricordo.

La lettura del compendio sul riciclaggio e delle ordinanze sui rifiuti domestici fu una tra le più attente che mai feci. In parte non lessi nulla di diverso da quanto ho visto farsi in Italia. Penso alla raccolta differenziata del materiale organico, così come al riciclo del vetro e della plastica (anche se, ed è noto, gli standard svizzeri sono difficilmente comparabili con quelli di altri Paesi).

Il modo in cui viene raccolto il ‘non riciclabile’ nei sacchetti dell’immondizia specifici, da comprarsi in qualsiasi supermercato o alla posta, da un’idea del senso di collettività e contribuzione in questa parte dell’Europa. Si pagano i rifiuti prodotti come calcolato dalla quantità dei sacchetti utilizzati.

Poi ci sono le differenze cantonali. La carta e il cartone, ovunque raccolti mensilmente; a San Gallo andavano legati in perfetto assetto, a formare un blocco ordinato, ben piegato, legato con un filo da cucina, e doveva essere posizionato davanti al cancello di casa la sera prima della raccolta, appunto. A Zurigo è concesso accatastare ‘nel modo più ordinato possibile’ il materiale da riciclare, però sempre 24 ore prima del ritiro. Farlo è diventato una consuetudine ormai, quasi un gioco, che mi vede partecipe con i miei figli, a legare alla meglio pacchi da riciclare. Così come un’abitudine è lasciare i vestiti dei figli che crescono o i miei, ‘per vanità’ di comprarne nuovi, negli appositi cassonetti. Nei paesi limitrofi a Zurigo non si deve girare molto, perché c’è una concentrazione spaventosamente alta di questi di cassonetti per i sacchi contenenti indumenti, scarpe, borse, sciarpe e coperte ‘per i poveri’. TexAid, Caritas, ma anche le collette di vestiti da portarsi a qualche comunità montana.

In ogni Gemainde, municipio, si compra una sorta di vignette da collocarsi su qualsiasi cosa si voglia gettare ma che è troppo grande per essere infilata in un sacco dell’immondizia. Piccoli pezzi d’arredo per la casa, giocattoli per bambini, oggetti elettronici di piccole dimensioni, tutte queste cose possono anche essere poste ai bordi della strada zu mitnehmen, per essere presi gratis, salvo essere rimossi dai legittimi proprietari dopo un giorno, se nessuno li prende. A Zurigo questo modo di liberarsi di oggettistica dilaga, a mio avviso. Qualche mese fa abbiamo lasciato sul marciapiede davanti a casa un sacco di macchinine e pupazzi per bebé. “Li lasciamo qui per i bimbi poveri, ok?” Poche settimane fa abbiamo deposto un altro set di giochi zu mitnehmen e sono stati presi in pochissimo tempo. “Ma quanti poveri ci sono qui, mamma?”

Già.

Tavoli, camion giocattolo, DVD player in buone o pessime condizioni, ai bordi della strada non ci rimangono a lungo. È forse un indice del divario crescente tra ricchi e poveri nella società Svizzera? Del gap tra coloro che possono permettersi case e ville di milioni di franchi e chi invece per vestirsi deve ripiegare sulla ‘generosità’ altrui? Oppure è un fatto culturale, una sorta di impegno a non gettare nulla, dunque a riciclare (o far riciclare) non solo plastica, carta, e cartone ma anche le scarpe e il tavolino per il caffè? E chi prende? Sono anche coloro che stanno economicamente bene? Mentre noi, italiani, ricchi o non abbastanza poveri, rimaniamo schizzinosi, e un tavolino per strada non lo raccoglieremo mai, anche se in ottime condizioni, anche se ci farebbe comodo?

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