Educazione civica in un Ticino orgoglioso

Quando ero alla scuola media, c’era una materia a cui nessuno di noi dava troppo rispetto, interesse, attenzione. C’era un’ora in cui si parlava d’inosservanza delle regole elementari del vivere civile: come si attraversa la strada; come ci si prende cura delle strade; dove si getta la spazzatura (non credo che all’epoca si parlasse esplicitamente di raccolta differenziata); l’osservanza della norme e il rifiuto della violenza. Non ricordo se fosse un insegnamento curriculare o un’iniziativa di un’insegnante che, vista con occhi adulti, era più sensibile e dedicata alla ‘cosa pubblica’ delle colleghe o colleghi.

Questa insegnante ci faceva, molto di più di storia e italiano. Aveva portato in classe anche l’educazione civica.

Anche se non ricordo il colore del testo sul quale lavoravamo per quell’ora di educazione civica (infatti forse non ne avevamo nemmeno uno), ricordo abbastanza distintamente le fotocopie che ponevano al centro il rispetto, la laicità come diritto, e soprattutto la tematica della parità di diritti dei ragazzi e delle ragazze, che, a ripensarci ora, non era rispettata affatto in classe, nel momento in cui maschi vs femmine ci arrabbiavamo su chi avesse il ‘diritto’ di parlare per primo.

Forse parlavamo anche di raccolta differenziata, rispetto dei beni collettivi, rifiuto del razzismo, uguaglianza davanti alla legge, rispetto degli altri nello loro diversità. Sono passati ormai più di vent’anni da quelle lezioni.

Nel 2010 gli Stati membri dell’UE hanno adottato – almeno a parole – la Carta del Consiglio d’Europa, che si pone l’obiettivo di sensibilizzare alla “educazione democratica e l’educazione ai diritti umani”: anti-razzismo, rifiuto delle disuguaglianze uomo-donno, cura dell’ambiente, libertà di espressione nel rispetto delle regole e del codice civile, conoscenza del codice civile e della costituzione nazionale. Infine insegnamento del dibattito democratico e dei principi democratici.

Il 29 maggio del 2017 in Ticino è stata adottata l’iniziativa popolare legislative lanciata nel marzo del 2013Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)”. Dunque con il nuovo anno scolastico le scuole secondarie ticinesi includeranno nel programma due ore settimanali di educazione civica. Anche se questo insegnamento farà parte delle lezioni di storia, come per altro avviene già in altri cantoni della Confederazione, il fatto che sia messo nel curriculo con un monte ore dedicato è un fatto di rilievo e necessario. Anche, ma non solo, di fronte al crescente fascino del populismo ed estremismo politico. Parlando con Il Caffé (4 febbraio 2017), il politologo Nenad Stojanovic docente all’università di Lucerna racconta che solo il 26% degli studenti di scienze politiche di diverse università̀ in Svizzera conosce il nome dei sette consiglieri federali, segnale di un grande disinteresse per la politica e la ‘cosa pubblica’.

L’insegnamento di educazione civica volto a mettere al centro d’analisi proprio la ‘cosa pubblica’ e la democrazia può diventare uno strumento capace di sensibilizzare e avvicinare ai temi della politica e della convivenza civica, il rapporto individuo-società-Stato, diritti di cittadinanza, e la democrazia stessa.

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