48 ore come loro

Ad oggi i miei figli hanno interessi diversi dai miei. Si svegliano a fatica, infilandosi la prima maglia che trovano nel cassetto. Sono a proprio agio a giocare nel fango di un campo di calcio così come a guardarlo soltanto, il calcio. Conoscono tutti i nomi dei supereroi, i punti di forza e le debolezze. Lottano con spade come quelle dei tre moschettieri e maneggiano con sicurezza arco e frecce. Amano i numeri e contare: le scale, le auto nei parcheggi, le matite, le loro macchinine, lo fanno in italiano, poi lo ripetono in inglese, a volte anche in tedesco. Si divertono a fare esperimenti mischiando tempere e colori diversi, chiedono di come mai la terra sia rotonda e di che cosa siano fatte le candele. Leggono libri di avventura e sono affascinati da storie di mondi paralleli. Si divertono in cucina e sfogliano con interesse ricettari di ogni sorta.

I miei figli mi osservano confusi quando a colazione parlo come se fossi sveglia da ore, mi guardano senza comprendere la mia dedizione a menù settimanali variegati, mi lanciano occhiate di commiserazione mentre sbaglio a fare la frittata e non so tirare una freccia. I miei figli si spazientiscono se non so chi sia più veloce, Spiderman o Superman?

Alla fine mi hanno convinta: per 48 ore sono uscita dalla mia comfort zone, e li ho seguiti. In tutto. Nei limiti ovviamente.

Così ho provato il piacere di svegliarmi piano la mattina e non mi sono arrabbiata quando i loro volti si sono coperti di fango in giardino. Ho commentato con i miei figli le foto di ricettari e mi sono seduta accanto a loro in cucina quando stendevano la pasta con loro papà. Ho mangiato senza lamentarmi fusilli con piselli a pranzo e a cena, perché a loro piaceva così. Ho imparato a ‘fare a spadate’ con stile, annotato tutte le caratteristiche dei loro supereroi e non ho sbagliato nemmeno una delle loro domande.

Seguendo i miei figli, nelle loro avventure immaginarie, mi sono divertita, e li ho sentiti vicini. Seguendoli nel loro mondo ho fatto esperienze nuove, per me che sono cresciuta con bambole e cani di stoffa. Ho imparato.

I miei figli mi hanno costretta a mettere in discussione le mie certezze, a sperimentare e mettere alla prova le mie capacità, la mia elasticità.

Ripensando alle ultime 48 ore, riflettendo su tutte le nuove avventure, i viaggi, gli incontri, le gioie e le delusioni che i miei figli affronteranno, ecco: spero che mi invitino sempre ad uscire dalla mia comfort zone e a seguirli.

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