La costruzione di ponti

Mio figlio ha quattro anni e a scuola sta nel gruppo dei ‘medi’: sono quelli che a ginnastica sanno saltare con due piedi in modo sicuro e coordinato ma si sentono ancora incerti a stare su un piede solo; i ‘medi’ sono quelli che non dormono più dopo pranzo (a differenza dei ‘piccoli’ che invece fanno ancora la pennichella), ma non sono grandi abbastanza per imparare a leggere e scrivere le prime sillabe. I ‘medi’, che sanno contare fino a venti, conoscono il nome delle dita della mano e i giorni della settimana, a volte si mischiano ai ‘piccoli’, a volte ai ‘grandi’ per lavori in gruppo. I ‘medi’ però hanno i loro spazi, il loro contrassegno, il loro tavolo a pranzo. Dei ‘piccoli’ non hanno paura, per i ‘grandi’, immagino, provano rispetto e ammirazione, forse perfino soggezione. Infatti da un po’ di settimane mio figlio, un ‘medio’, parlava sempre di R., un ‘grande’: più alto di mio figlio, già capace di leggere, bravino a tirare calci al pallone. Per settimane, mio figlio e R. sono stati ‘il diverso’ l’uno per l’altro. Fino a quando, poco tempo fa, abbiamo invitato R. a giocare a casa nostra. R. è arrivato accompagnato dalla mamma. Dapprima impacciato e timido, mio figlio, ed esuberante, l’ospite, i due bambini si sono progressivamente messi a giocare insieme. Quel pomeriggio di pioggia ha suggellato un’amicizia tuttora molto forte tra un ‘medio’ e un ‘grande’.

Ho ripensato alla nascita di questa amicizia, che ora è forte e bella e che è nata da un semplice invito a merenda accettato, leggendo la riflessione di Paolo Di Paolo su l’Espresso (18 marzo 2018): l’importanza di ascoltare, mettersi in discussione, creare ponti con l’alterità, il diverso. Di Paolo si rivolge agli intellettuali, sollecitandoli, metaforicamente e non solo, a pranzare con chi la pensa diversamente da loro. Abbattere le barriere della diffidenza, del ‘noi’ e ‘loro’.

Lo sforzo costruttivo, creare ponticelli fra isole di silenzio e gruppi diversi, è molto bello ma ‘sprecato’ se rimane uno sforzo dell’intelletto. È bene che di questo sforzo si sporchino le mani e si riempiano di sudore anche le maglie di tutti noi, che viviamo quotidianamente l’alterità, fin da quando siamo molto piccoli.

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