Mamme in mari diversi

Qualche giorno fa al parco mi è capitato di chiacchierare, come succede spesso, con una mamma tra le tante, una fino a pochi attimi prima assolutamente sconosciuta. Molti di questi incontri partono in modo superficiale, ciao come ti chiami e tuo figlio, quanti anni ha? Poi diventano invece un colloquio serio, intimo, quasi una confessione, tra mamme orgogliose, in adorazione della propria prole, perché si mio figlio già usa la bicicletta senza pedali, e parla tre lingue straniere e camminava quando non aveva nemmeno un anno.

Al tempo stesso, le conversazioni non mancano di lamentele; sono fiumi di parole di mamme anche insoddisfatte, irritate dai comportamenti dei figli, spesso sull’orlo del baratro. Perché tutti ci parlano dei primi mesi in cui il sonno mancherà, l’infante strillerà, i suoi primi suoni e passi. In pochi ci ricordano che il sonno continuerà a mancare, i figli non cesseranno di strillare, anzi si metteranno ad urlare, i suoni diventeranno parole, pensieri, domande ma anche provocazioni e invocazioni, i passi si faranno corse sicure, a ricorrere un pallone ma anche a percorrere strade tortuose.

Uno dei maggiori conforti, per noi mamme, viene dal sapersi ‘sulla stessa barca’: che bello sentirsi raccontare di battaglie, figli testardi e determinati, ribelli, proprio come i miei, i tuoi, i suoi. Ma non è sempre così.

Da ormai quasi cinque anni, da più di 1800 giorni, combatto con mio figlio ogni sera, quando si tratta di andare a dormire. Sono contenta se alle nove si infila il pigiama, alle nove e un quarto i denti sono lavati, alle nove e mezza è nel letto. Non a dormire, ma per lo meno disteso nel letto. Quando racconto di tutto questo alle mamme che incontro al parco, tante di loro mi guardano con pietà o con sorpresa. I figli della mamma inglese vanno a letto alle 7.30. Alle sette già dormono i bambini della mamma che viene dalla Nuova Zelanda. La mamma che viene dall’Argentina si sorprende più di tutti: sua figlia mette il pigiama dopo le dieci. Le ticinesi mandano la prole a letto alle otto e mezza. Poi cambia anche cosa si fa immediatamente prima di andare a dormire: chi fa il bagno ai figli, chi legge loro un libro, chi entrambi, chi nessuno dei due. Diverse sono le colazioni, il pranzo, l’ora della cena.

Prima di avere figli, quando frequentavo expat, giovani provenienti da varie parti del mondo, anche loro senza figli, le differenze culturali spesso finivano per annacquarsi, sbiadire, sparire. È molto più forte, intensa e genuina la lezione di interculturalità che imparo da queste mamme.

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